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Le posture capovolte: quando farle

Delle tante pos­ture capo­volte, di cui Halasana (posizione dell’aratro) é la capos­tip­ite di quelle in appog­gio sulle spalle e Sir­sasana (posizione sul­la tes­ta) la capos­tip­ite di quelle in appog­gio sul capo, potremo dire che rap­p­re­sen­tano dei fon­da­men­tali nel­lo yoga. Per chi le prat­i­ca da tem­po sono qua­si irri­n­un­cia­bili per quel­lo che sono in gra­do di pro­durre sul cor­po sia fisi­co che energetico.

L’inversione del­la posizione del cuore rispet­to al cor­po e rispet­to alla tes­ta fan­no di queste pos­ture una spe­cialis­si­ma occa­sione di rib­altare la situ­azione vas­co­lare e, come dice­va Yoganan­da, anche la nos­tra capac­ità di vedere il mon­do. Si ricor­di che nei testi antichi si scon­sigli­a­vano queste pos­ture durante il ciclo fem­minile e per­sonal­mente lo con­sidero anco­ra oggi un con­siglio utile per pre­venire una risali­ta del flus­so mestru­ale ver­so le tube, con­sid­er­a­to come una pos­si­bile causa di quel­la patolo­gia fem­minile chia­ma­ta endometriosi che solo negli ulti­mi decen­ni è sta­ta riconosci­u­ta come la causa fisi­ca di dolori mestru­ali severi.

In Halasana poi potremo dire che la colon­na ver­te­brale si viene a trovare anch’essa in una con­dizione di inver­sione dal­la fisi­o­log­i­ca pos­tu­ra. Il rachide cer­vi­cale e lom­bare infat­ti sono in com­ple­ta fles­sione inver­tendo la lor­dosi in cifosi e il trat­to dor­sale è richiam­a­to alla ret­tilin­iz­zazione com­ple­ta del­la cifosi.  Sul pro­fi­lo mec­ca­ni­co arti­co­lare il lavoro di sci­oltez­za riguar­da ogni sin­go­la ver­te­bra affinché la forza di ques­ta pos­tu­ra non rechi ecces­si­va pres­sione o ten­sione su un sin­go­lo trat­to del­la colon­na a favore di un altro. Come nel­la sali­ta in Bhu­jan­gasana (pos­tu­ra del cobra) é richi­es­ta una sor­ta di con­sapev­olez­za del movi­men­to di ogni sin­go­la ver­te­bra e una cen­tratu­ra sull’addome quin­di una preparazione da parte di chi la prat­i­ca per evitare errori.

In Halasana l’errore clas­si­co é quel­la di forzare sul­la spin­ta dei lom­bi per salire con il baci­no dal suo­lo;  quan­do il baci­no risul­ta pesante come il piom­bo e sten­ta a soll­e­var­si all’unisono con le gambe nel pas­sag­gio in inver­sione che Joseph Uber­tus Pilates chia­ma “roll over”, questo a suo parere è il seg­no che non siamo anco­ra pron­ti. E con­di­vi­do questo pen­siero: se ci tro­vi­amo in ques­ta situ­azione, il cen­tro e gli addom­i­nali in spe­cial modo non sono anco­ra suf­fi­cien­te­mente for­ti per prati­car­la sen­za sosteg­ni o pas­sag­gi facil­i­tati. Lo stes­so vale per Sir­sasana ( posizione sul­la tes­ta): quan­do per stac­care i pie­di dal suo­lo  si uti­liz­za il clas­si­co colpo di reni,  non si trat­ta di avere pau­ra di cadere o di far­si male, ma di non essere pron­ti per entrar­ci correttamente.

Quan­do il cor­po é strut­tura­to in elas­tic­ità e forza da una prat­i­ca rego­lare, allo­ra la sali­ta del baci­no da ter­ra per Halasana e il dis­tac­co dei pie­di da ter­ra per Sir­sasana avver­ran­no qua­si per magia e sen­za sfor­zo ma come una capac­ità del cor­po di far­si flu­i­do e nel­lo stes­so tem­po di essere una roc­cia. Si trat­ta di un pas­sag­gio chi­ave che si con­quista con la prat­i­ca sola­mente e che accade nel momen­to gius­to e non pri­ma, quan­do tut­to il cor­po é con­nes­so fisi­ca­mente e mentalmente.

La pos­si­bil­ità di inte­ri­or­iz­zazione con­seguibile in tutte le pos­ture capo­volte è insos­ti­tu­ibile; si trat­ta di pos­ture poten­ti che in un per­cor­so con­tin­u­a­ti­vo e pro­gres­si­vo è gius­to inserire sen­za esclud­er­le a pri­ori. E’ però fon­da­men­tale che si fac­ciano gli step giusti e pro­gres­sivi e ci si fer­mi al nos­tro step sen­za vol­ere saltare le tappe baran­do con le spinte di baci­no.  Se si saprà aspettare e lavo­rare ovvi­a­mente nel­la gius­ta direzione e inten­zione, la pos­tu­ra arriverà in maniera nat­u­rale qua­si fos­se sta­ta invitata.

Non ci sono quin­di i divi­eti asso­lu­ti; ci sono tutte le tappe e il lavoro di preparazione nec­es­sari a entrar­ci nel modo cor­ret­to. Pri­ma di Halasana, Salam­ba Sar­van­gasana e Sir­sasana, avre­mo da fare molto lavoro. Ecco per­ché si con­clude la lezione con queste pos­ture e non la si inizia, ecco per­ché a mag­gior ragione lavo­ran­do con Zoom ma anche in pre­sen­za si deve las­cia­re ad ognuno la lib­ertà di fare il pas­so al quale ci si sente pron­ti e non quel­lo che si vuole mostrare o esi­bire. Il posizion­a­men­to di grossi cus­ci­ni sot­to al baci­no per facil­itare l’entrata in Vipari­ta Karani, oppure dietro la tes­ta per appog­gia­re i pie­di facil­i­tan­do Halasana e ovvi­a­mente una cop­er­ta sot­to le spalle per ridurre la pres­sione sul col­lo sono tut­ti accorg­i­men­ti rac­co­man­dati dal mae­stro Iyen­gar e utilis­si­mi per pren­dere con­fi­den­za con la pos­tu­ra e rispettare il nos­tro cor­po con dolcezza.

Per espe­rien­za per­son­ale quan­do sare­mo pron­ti fisi­ca­mente e inte­ri­or­mente per Halasana, le gambe si alz­er­an­no e il baci­no le seguirà soll­e­van­dosi sen­za fat­i­ca dal suo­lo, gra­zie a una con­nes­sione inter­na data dall’attivazione  dei nos­tri addom­i­nali  e la stes­sa iden­ti­ca facil­ità avver­rà nel­lo stac­care i pie­di dal suo­lo quan­do ci pre­par­ere­mo per salire in Sir­sasana appog­gian­do gli avam­brac­ci e la tes­ta al suo­lo con la schiena ben allinea­ta e sostenu­ta ver­so la verticale.

E se questo non accadesse anco­ra… nes­sun ram­mari­co: si deve solo lavo­rare anco­ra e di pos­ture mer­av­igliose ne abbi­amo tan­tis­sime una più bel­la dell’altra. Ecco il sig­ni­fi­ca­to degli scali­ni e del saper riconoscere su quale scali­no ci tro­vi­amo. Prat­i­can­do solo un’ora alla set­ti­mana potrebbe accadere di restare per anni sul­lo stes­so gradi­no e poi quan­do meno ce lo aspet­ti­amo entrare nel­la pos­tu­ra facen­do più scali­ni nel­lo stes­so magi­co momento.

Non ci sono regole di fer­ro, l’unica rego­la è non avere aspet­ta­tive e tan­to meno fret­ta e non dimen­ti­care mai la benev­olen­za e l’accoglienza ver­so se stes­si che ci con­sentono di con­quistare pas­so pas­so anche le pos­ture più impegnative.

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Catherine Bellwald
Catherine Bellwald
Medico, Fisiatra, Agopuntrice, Istruttrice Yoga Alliance YACEP, E-RYT 200, RYT500

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