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Yoga. Punto!

Nes­suna delle tec­niche e delle pratiche esposte deve essere ese­gui­ta sen­za la super­vi­sione di un istrut­tore esper­to.
Ter­mi­ni e Condizioni

Yoga del­la bir­ra, yoga del­la risa­ta, yoga degli occhi, yoga in menopausa, yoga per dima­grire, yin yoga, yoga inte­grale, banana yoga…ogni giorno ne leg­go una nuova!

Nel­la mia per­son­ale idea lo yoga è yoga, ed è appun­to una serie di pos­ture chia­mate Asanas, ben speci­fiche e cod­ifi­cate con tutte le pos­si­bili vari­anti a sec­on­do dei maestri e delle diverse scuole. A queste pos­ture si asso­cia una atten­zione costante al respiro, defini­to anche Ujjayi quan­do leg­ger­mente sonoro e  infine uno sta­to par­ti­co­lare di coscien­za che unisce il rilas­sa­men­to pro­fon­do e la per­fet­ta atten­zione ad ogni sin­go­la parte del cor­po. Non esiste in questo sta­to di lucid­ità alcuno spazio per la mente ordi­nar­ia mec­ca­ni­ca e neanche per le emozioni este­ri­ori e super­fi­ciali che ven­gono in un qual modo messe in un ango­lo per accedere a uno sta­to coscien­ziale che potrem­mo definire più interno.

Nel­lo Hatha yoga tradizionale le pos­ture ven­gono tenute a lun­go cer­can­do di super­are il lim­ite del­la ten­sione mus­co­lare e tendinea attra­ver­so il rilas­sa­men­to pro­fon­do:  di soli­to il tem­po diven­ta, insieme alla grav­ità, una pos­si­bil­ità di entrare nel­la pos­tu­ra nel migliore dei modi. Nelle pos­ture di equi­lib­rio il man­ten­i­men­to pro­l­un­ga­to nel tem­po richiede una con­cen­trazione anco­ra più pro­fon­da,  si trat­ta infat­ti di un equi­lib­rio dinam­i­co che si attua tra l’attivare volon­tari­a­mente e mil­li­met­ri­ca­mente i mus­coli nec­es­sari e las­cia­re tut­ti gli altri in per­fet­to abban­dono, il tut­to appog­gian­dosi come sem­pre su un respiro con­sapev­ole, com­ple­to e ben equi­li­bra­to tra inspiro ed espiro.

Si definisce Vinyasa il tran­sitare da una pos­tu­ra all’altra sen­za perdere tale atten­zione indipen­den­te­mente dal­la veloc­ità di ese­cuzione. Il pas­sag­gio tra un asana e l’altra è anco­ra prat­i­ca. Appare ovvio che tali pas­sag­gi sono impor­tan­ti quan­do  eseguiamo una sequen­za come il salu­to al sole e in tutte le sequen­ze ma dovrebbe esistere comunque sem­pre anche tra le diverse pos­ture sta­tiche. Entrare e uscire dal­la pos­tu­ra con la stes­sa atten­zione era il tito­lo di un mio prece­dente post.  In tut­ta la lezione di yoga non si perde l’attenzione come nel­la med­i­tazione e nel rilas­sa­men­to, si ascol­ta cosa cam­bia, nel fisi­co e nell’emotivo, si ascol­ta come cam­bia il  nos­tro respiro che sia nat­u­rale oppure con­dot­to volontariamente.

Si definisce Ash­tan­ga l’esecuzione più dinam­i­ca delle pos­ture spes­so indi­can­do che le tec­niche res­pi­ra­to­rie sono fon­da­men­tali  e lo sono di fat­to sem­plice­mente per­ché esiste una cod­i­fi­ca speci­fi­ca tra inspiro ed espiro det­ta­ta appun­to dal­la veloc­itò, se resto 10 minu­ti in una pos­tu­ra non con­to i respiri ma respiro lenta­mente se invece tran­si­to velo­ce­mente ad ogni pas­sag­gio avrò una pre­cisa con­dizione res­pi­ra­to­ria; inspiro, espiro, riten­zione altri­men­ti det­to Kumbhaka.

E’ a mio parere sbaglia­to pen­sare che più la prat­i­ca è veloce più è super­fi­ciale e solo fisi­ca e mec­ca­ni­ca, men­tre più la prat­i­ca è lenta più è inte­ri­or­iz­za­ta e pro­fon­da. Pos­si­amo essere in una pos­tu­ra da alcu­ni minu­ti e pen­sare a cosa dob­bi­amo com­prare al super­me­r­ca­to oppure pos­si­amo essere in una sequen­za rap­i­da e per­fet­ta­mente con­cen­trati sul respiro e sull’ascolto pro­fon­do di cosa si muove in noi e dell’armonia dell’universo intero.

Cer­ta­mente di questi tem­pi si cer­ca spes­so di muo­vere il cor­po velo­ce­mente con l’obbiettivo di con­sumare anche qualche calo­ria e mag­a­ri tonifi­care i mus­coli, quin­di il nos­tro obi­et­ti­vo è facil­mente riv­olto al risul­ta­to fisi­co ed esteti­co più che al risul­ta­to di armo­nia e rilas­sa­men­to pro­fon­do. Capi­ta spes­so di sen­tire dire che nel rilas­sa­men­to ci si inner­vo­sisce, emer­gono ansie talo­ra pal­pa­bili, è la fret­ta del fare per non fer­mar­si ad ascoltare che prende il sopravven­to. Un seg­no in realtà che è pro­prio di queste soste che abbi­amo bisog­no come di un unguen­to inter­no e quan­do si riesce final­mente a super­are le prime resisten­ze si apre un mon­do nuo­vo dove non è più il fare che ci gui­da ma il sen­tire. Il sen­tire anche esat­ta­mente di cosa abbi­amo bisog­no in quel pre­ciso momento.

Si trat­ta di una pre­sa di con­tat­to con il nos­tro sé che in molti casi ci dimen­tichi­amo di con­tenere, è lui in realtà ad abitare il nos­tro cor­po e cer­care espe­rien­ze deg­ne di essere vis­sute non il con­trario. Per­den­do il con­tat­to con se stes­si, il cor­po si limi­ta a soprav­vi­vere, la mente diven­ta mec­ca­ni­ca e cer­ca sod­dis­fazioni pronte all’uso e al con­sumo per scon­giu­rare la pau­ra di morire.

Ecco che la prat­i­ca diven­ta una vera med­i­c­i­na, molto più che una sti­mo­lazione ormonale, molto più di un’attivazione del metab­o­lis­mo degli zuc­cheri , molto più di una atti­vazione di endorfine, molto più di una tonifi­cazione mus­co­lare e con­sumo di calo­rie atta a miglio­rare la nos­tra sil­hou­ette.  La prat­i­ca ci col­leaa con l’energia dell’universo e con la nos­tra vera natu­ra immor­tale e sottile.

Si trat­ta di un vero incon­tro potente e nutri­ti­vo di cui tut­ti abbi­amo bisog­no, le offerte sono tan­tis­sime come i nomi dati allo yoga, per non par­lare delle diverse tec­niche, approc­ci e  modi di pro­porre le asanas, alcu­ni si pren­dono fin trop­po sul serio e altri fin trop­po poco sul serio. Tro­verete quel­lo di cui avete bisog­no al momen­to gius­to ma ricor­date che è nor­male all’inizio provare una cer­ta resisten­za e tim­o­re,  sceglien­do di restare più in super­fi­cie. Arriverà il momen­to gius­to e come dice Bruce Lee “Nes­sun meto­do come meto­do e nes­sun lim­ite come lim­ite“.

 

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Catherine Bellwald
Catherine Bellwald
Medico, Fisiatra, Agopuntrice, Istruttrice Yoga Alliance YACEP, E-RYT 200, RYT500

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