Yoga. Punto!
27 Febbraio 2024
Yoga. Punto!
27 Febbraio 2024

Postura statica non vuol dire passivamente fermo

Nes­suna delle tec­niche e delle pratiche esposte deve essere ese­gui­ta sen­za la super­vi­sione di un istrut­tore esper­to.
Ter­mi­ni e Condizioni

Nell’ultimo post enun­ci­a­vo quan­to ampio sia lo Yoga indipen­den­te­mente dalle tradizioni da cui orig­i­na, dai nomi che gli ven­gono attribuiti e di quan­to non sia il nome a dare val­ore alla prat­i­ca del­lo Yoga.

Molto facil­mente si tende a non scegliere lo Hatha Yoga che appare trop­po sta­ti­co e si preferisce uno yoga più dinam­i­co e movi­men­ta­to in quan­to la pos­tu­ra sta­t­i­ca viene con­sid­er­a­ta noiosa e poco effi­ciente per man­ten­er­ci in for­ma e dinamici.

Ecco: su ques­ta affer­mazione che spes­so sen­to dire da molti avrei da rib­adire; nel­la pos­tu­ra man­tenu­ta sta­ti­ca­mente esiste un mon­do che si muove e non si trat­ta di un’immagine retor­i­ca e filosofi­ca.  In prim­is­si­ma istan­za nel restare fer­mi in posizione è nec­es­sario un mag­gior equi­lib­rio e quin­di una mag­gior atten­zione all’asse cen­trale e ai mus­coli che pos­si­amo definire sta­bi­liz­za­tori. Scat­ta un equi­lib­rio tra ago­nisti e antag­o­nisti che deve rego­lar­si alla per­fezione e non su base istin­ti­va e mec­ca­ni­ca  come in tut­ti i movi­men­ti veloci.

Quin­di neu­ro­logi­ca­mente par­lan­do si trat­ta di un atti­vazione ner­vosa più potente che segue un cir­cuito neu­rosen­so­ri­ale più com­p­lesso  e mod­u­la­bile, che sicu­ra­mente atti­va una poten­ziale  di neu­ro­plas­tic­ità anco­ra mag­giore. Sul pro­fi­lo mus­co­lare la sta­tic­ità in qualunque pos­tu­ra richiede che si attivi una notev­ole forza mus­co­lare su un deter­mi­na­to grup­po di mus­coli per un tem­po pro­l­un­ga­to por­tan­do più velo­ce­mente ad esauri­men­to le fibre mus­co­lari e quin­di atti­van­do una rigen­er­azione pro­fon­da del mus­co­lo. Sui ten­di­ni e sui lega­men­ti si imprime un allunga­men­to per un tem­po mag­giore che impli­ca un mag­gior sfrut­ta­men­to del poten­ziale elas­ti­co delle fibre con minor ris­chio di rot­tura poiché aumen­ta grad­ual­mente nel tem­po e non in maniera brus­ca e violenta.

Sul pro­fi­lo del­la res­pi­razione è pos­si­bile focal­iz­zare l’attenzione sul respiro pro­fon­do e com­ple­to atti­van­do volon­tari­a­mente i mus­coli addom­i­nali durante l’espirazione e poten­zian­do il cen­tro del nos­tro cor­po inte­so come core e quin­di come area di cen­tratu­ra fisi­ca oltre che men­tale ed emo­ti­va data dal­la con­cen­trazione. Pun­ti indis­pens­abili per restare sta­bili nelle tem­peste di qualunque genere siano.

Cer­ta­mente se siamo inca­paci di focal­iz­zare la nos­tra atten­zione, il restare sta­ti­ci in una pos­tu­ra si accom­pa­g­n­erà a un veloce vagare del­la mente e delle emozioni segui­to da una com­parsa di ansia e di frus­trazione data dall’idea di perdere del tem­po stan­do fer­mi pen­san­do di fare niente. E qui sarà pos­si­bile essere aiu­tati da chi vi segue attra­ver­so indi­cazioni pre­cise su dove met­tere l’attenzione, attra­ver­so delle sug­ges­tioni emo­tive, attra­ver­so la pos­si­bil­ità di accogliere amorevol­mente pro­prio quelle stesse emozioni neg­a­tive da cui scap­pate, guidan­dovi alla percezione e all’ascolto di qual­cosa di più inter­no che recla­ma la nos­tra atten­zione e che può essere segui­to con la stes­sa atten­zione con la quale si accom­pa­gna un bam­bi­no piccolo….senza mai las­cia­r­li la mano!

Come abbi­amo vis­to in ques­ta sta­tic­ità esiste tut­to tranne la pas­siv­ità; esistono invece diver­si gra­di­ni che con­ducono den­tro di noi con accel­er­azione. Si incon­tra la mec­ca­nic­ità del­la mente che ci dice: “…fino a qui si può oltre no“, si incon­tra la pau­ra del dolore fisi­co che tende a far­ci accor­cia­re e fug­gire e poi si incon­tra l’alleato migliore: il las­cia­r­si andare che in francese si dice cosi incan­tevol­mente lach­er prise.

Non si trat­ta di rin­un­cia­re, anzi: la deter­mi­nazione e la volon­tà di restare in pos­tu­ra diven­tano i veri pro­tag­o­nisti ma sen­za l’odiosa com­pag­nia del nos­tro ego e del­la nos­tra mente abit­u­a­ta al con­trol­lo e alla com­pe­tizione. Si sper­i­men­ta il nuo­vo ogni vol­ta che si prat­i­ca la stes­sa pos­tu­ra in maniera cor­ret­ta poiché si accede a un nuo­vo gradi­no di profondità.

Tor­nan­do al tito­lo di questo post, le carat­ter­is­tiche di sta­tic­ità del­lo Hatha Yoga nul­la han­no a che vedere con la pas­siv­ità, si trat­ta di un viag­gio den­tro sé stes­si che non ha fine, esat­ta­mente come l’Universo.

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Catherine Bellwald
Catherine Bellwald
Medico, Fisiatra, Agopuntrice, Istruttrice Yoga Alliance YACEP, E-RYT 200, RYT500

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